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Monaco: trasferta dolce trasferta

MONACO . Casa dolce casa? Non di certo per il Monaco che in questo inizio di Ligue 1 non ha mai vinto al Louis II e si ritrova all’ultimo posto, in comapgnia del Troyes, nella speciale classifica dedicata alle prestazioni casalinghe. D’altro canto, però, i monegaschi sanno farsi rispettare fuori casa e l’ultimo successo a Reims, un campo dove aveva anche patito il PSG (bloccato sull’1-1) ne è la conferma. I biancorossi sono, proprio dietro la capolista, la seconda miglior squadra in trasferta in questo avvio di stagione e stanno così continunando lo splendido cammino intrapreso lo scorso anno quando, grazie ad una stratoferica media di 2 punti a partita, gettarono le fondamenta per la rincorsa al primo posto proprio lontano dal Principato.

Come ha evidenziato il tecnico Leonardo Jardim, il Monaco fuori casa può permettersi di giocare di rimessa, ma le statistiche esterne dei monegaschi fanno comunque impressione. Nel 2015, i biancorossi sono caduti fuori casa solamente in quattro circostanze. Andiamo con ordine: il primo ko arrivò a Guingamp ad inizio febbraio, un ko clamoroso e anomalo considerato che il Monaco giocò gran parte dell’incontro in superiorià numerica. Il secondo stop è datato marzo, quando in Coppa di Francia, un Monaco versione sperimentale, con numerose riserve, venne sconfitto al Parco dei Principi, pur senza sfiguare, dal favoritssimo PSG. Gli uomini di Jardim non sfigurarono neppure ad aprile quando dovettero cedere alla Juventus e alle assurde decisioni arbitrali. Infine, a maggio, dopo aver dominato in lungo ed in largo a Marsiglia per oltre un’ora, il Monaco venne rimontato nel finale, benchè la rimonta non fu poi sufficiente alla squadra di Bielsa per riconquistare il terzo posto.

Ma oltre ad un fattore tattico e alle grandi capacità di saper sfruttare il contropiede, il Monaco sa vincere fuori anche grazie alle qualità individuali di alcuni uomini chiave. In difesa, uomini come Raggi e Carvalho appaiono più a loro agio a combattere con il coltello tra i denti fuori casa (lo testimonia la gagliarda prova del difensore spezzino ad Ajaccio, un campo dove il lanciatissimo Nizza ne è uscito ridimensionato) che a giocare sul velluto in casa, Dirar dà l’impressione di esaltarsi nel provocare gli avversari con l’aumentare della carica agonistica delle partite e altri giocatori mettono in mostra le loro qualità tecniche quando trovano maggiori spazi. Ciò che manca è, in casa come in trasferta, un bomber vero, un uomo da “una palla-un goal”, ma probabilmente è anche il gioco di Jardim (si veda la parabola ascendente di Martial) ad impedire a chi si alterna al centro dell’attacco monegasco di svolgere un compito simile.

Rispetto a 365 giorni fa, il Monaco, comunque, appare più brillante e, se sulla carta la squadra è senza dubbio più debole, il podio o la qualificazione all’Europa League non appaiono certo un miraggio. A patto di tornare a vincere in casa, già dalla prossima partita con l’Angers.

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