Le Hèros de la semaine

L’Hèros de la semaine- Brandao, il tappabuchi che diventa eroe

E’ il minuto 87′ di Inter-Marsiglia. Deschamps è sotto di uno a zero e decide di mandare in campo uno spilungone brasilano sconosciuto ai più. Il suo nome è Brandao e non era certamente fra i più temibili della banda marsigliese. Il ragazzone riccio, però, promette una cosa a Didì Deschamps prima di entrare in campo: “Coach, faccio goal per lei…”. Detto, fatto. Dopo 3 minuti Brandao si ritrova magicamente sui piedi il pallone della qualificazione e lo spedisce in fondo al sacco. “Bravissimo!!” titola i sito dell’OM, ma Brandao lo sapeva già.

“Coach entro e faccio goal…”

Evaeverson Lemos da Silva, meglio noto come Brandao, nasce a San Paolo il 16 Giugno 1980. Dopo uno girovagare tra qualche piccolo club brasiliano, nel 2002 approda al Sao Caetano dove realizza 10 goal in 23 presenze. Nello stesso anno attira su di se l’interesse di un paio di squadre europee di media fascia, ma alla fine la spunta lo Shaktar Donetsk.  Arriva in Ucraina a 22 anni, ma le sue prime stagioni sono più che altro di panchina che di campo. Nel 2005, però, il buon Brandao decide di mettersi in moto e a suon di goal si conquista titolarità e titoli. Chiude la stagione con lo scudetto ucraino, la supercoppa e il titolo di capocannoniere con 15 goal in 26 partite, conditi anche da 5 assist.

I primi successi allo Shaktar

Segna anche cinque goal in sette partite di Europa League, ma l’avventura della squadra ucraina finisce ai sedicesimi contro il Lille. Nei due anni successivi Brandao prende parte ad entrambe le fase a gironi della Champions, giocando tutte le partite e segnando due goal nelle sei apparizioni nell’annata 2007-2008. In campionato mette a segno altri 12 goal, ma stavolta non servono per assicurare il titolo allo Shaktar. L’anno dopo gli ucraini centrano lo storico successo in Europa League, ma ‘capellone’ Brandao decide di accettare l’offerta del Marsiglia nel mercato di Gennaio. La sua avventura con i francesi parte nella maniera migliore. In 16 presenze il brasiliano realizza 7 goal, gudagandosi la stima del tecnico e dei tifosi. Ma è l’anno successivo, che Brandao vive la sua stagione migliore. Conquista la Ligue 1 che al Marsiglia mancava dalla stagione 91′-92′ giocando 30 partite e segnando otto goal. In più, si prende anche la soddisfazione di alzare al cielo la Coppa di Lega francese risultando anche il miglior marcatore della competizione con 4 reti in tre partite giocate. Ma quando la consacrazione sembra dietro l’angolo, come spesso accade, arriva il declino. Brandao non bissa la stagione precedente e si mantiene ben sotto gli standard realizzativi. A Marsiglia comincia a perdere posti nelle gerarchie offensive e nel Marzo 2011 viene spedito in prestito come pacco prioritario in Brasile, al Cruzeiro.

L’anno d’oro a Marsiglia, poi il declino…

In Brasile gioca appena una ventina di partite, segnando quattro goal. Sembra la classica parabola dei brasiliani, destinati a concludere nell’anonimato la propria carriera in Brasile. Vuoi per la saudade, vuoi perchè ad una certa età sono quasi tutti da buttare. Ed il buon Brandao sembrava proprio su quella strada. Sembrava sì, perchè il destino aveva per lui in serbo una sorpresa. L’OM inizia la stagione a rilento e la continua, se è possibile, ancora peggio. L’attacco pian piano si svuota, via bomber Niang , via Bakary Konè ed altri e dentro il solo Gignac. Ottimo acquisto, se non fosse che si rompe come uno Swarovski. In avanti restano i talentuosissimi Ayew e Remy, forti sì ma non punte vere. Così Deschamps si ricorda di quel brasiliano di 1,90 che avevano parcheggiato in Brasile nemmeno un annetto fa. Soldi da spendere non c’è ne e i vari Gilardino, Amauri hanno cordialmente rifiutato l’ipotesi di trasferirsi in Costa Azzurra. Quindi, chi meglio del tappabuchi Brandao? Tanti, sicuramente, ma il costo zero spesso si rivela la scelta migliore. Il capellone, che nel frattempo si è tagliato i capelli, torna quindi al servizio di Deschamps riprendendosi la sua amata casacca numero nove. Realizza quasi subito uno splendido goal contro il Lione, quello del 2-0, prima che i suoi compagni si facessero sciaguratamente recuperare la partita. La stagione dell’OM comunque non decolla. Arrivano sconfitte su sconfitte e lo score di Brandao si ferma a quell’unica rete realizzata contro l’OL. Fino allo sliding doors. A San Siro va in scena la partita dell’anno per tutti i marsigliesi, quella che può valere l’accesso ai quarti di finale di Champions League. In attacco è tornato Remy e Brandao è costretto ad accomodarsi, silenziosamente come sempre, in panchina. Lui sta lì, fino all’87’, si gode l’1-0 di Milito e vede la sua squadra, tanto per cambiare, non metterla dentro nemmeno se si spostasse il portiere. Ma a tre dalla fine tocca a lui, Deschamps lo chiama con l’intento di tenere alta la squadra, ma Brandao, o forse il destino chissà, aveva in mente qualcosa di più.

L’Hèros de la semaine

E così che si diventa protagonisti, eroi, anche se per solo una settimana. Brandao, però, in quell’unico pallone toccato sul prato di San Siro verrà probabilmente ricordato per molto di più. Una promessa, mantenuta. Un goal, che ti cambia una stagione. Una storia, di un brasiliano grande e grosso con i capelli rasta che torna per fare il tappabuchi e ti regala, così, come se nulla fosse, un sogno.

Marco Trombetta

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