Bleus

Bienvenue Didì, adesso tocca a te

ALL’INSEGNA DEL DUE- Inizia così, sotto il segno del secondo numero naturale, l’avventura di Didier Deschamps sulla panchina della Francia. Due anni fa infatti, di questi tempi, veniva eletto Laurent Blanc che poi ha abbandonato la baracca appena due anni dopo e dopo due sconfitte consecutive per due  a zero.

Ha firmato un contratto di due anni, ma qualora riuscisse a qualificarsi per i Mondiali del due-mila e quattordici gli verrà rinnovato per altri due, ossia fino agli Europei francesi del due-mila e sedici. Il suo compito è quello di risollevare una squadra spaccata in due, ma per farlo dovrà avere due attributi così. Winston Churcill rese noto il gesto delle dita a V. Un gesto che cade a pennello per Didì: perchè significa vittoria…ma anche due.

Si parte con un sorriso (QUI il video della conferenza stampa)

ALL’UNANIMITE’- Nessun mugugno in terrà transalpina. Tutti sono convinti che monsieur Deschamps sia l’uomo giusto per guidare i Galletti. Allenatori, presidenti, ex giocatori: tutti d’accordo, tutti all’unanimitè, come dicono i giornali francesi.

“Questo è un uomo che ha dei valori”, ha dichiarato l’ex presidente della Federcalcio francese Fernand Duchaussoy. “Dobbiamo solo congratularci con Noel Le Graet (presidente della FFF) per essere riuscito a convincerlo”, ha aggiunto Jean-Pierre Louvel, presidente del Le Havre e del UCPF (il sindacato dei club). A parlare bene di lui ci hanno pensato pure due suoi ex compagni in Francia 98: Lizarazu e Charbonnier.

L’ex terzino di origini basche ha assicurato che “le pecore saranno ben tenute con lui”, consigliando a Didì di “sacrificare qualche mela marcia”. Addirittura entusiasta il terzo portiere del trionfale mondale francese, che per Deschamps ha scomodato grossi paragoni. “Sarà un grande, costruirà una vera squadra di calcio: DD come Memè Jacquet”.

E se tra quelli soddisfatti c’è addirittura il buon Raymond Domenech, allora siamo di fronte ad un vero e proprio miracolo. “Sono contento che la mia idea di un contratto ad obiettivi sia stata attuata”, ha postato l’ex tecnico dei Bleus su Twitter. Per Deschamps, infine, arriva anche la benedizione della stampa: “Questo è un allenatore che vuole vincere”, ha detto con convinzione il giornalista dell’Equipe. E non è forse questa la cosa più importante?

LA FRANCIA DI DIDI’- La Nazionale che verrà non avrà il modello spagnolo come quello di Blanc. Sarà impostata sulla concretezza e su una cosa fondamentale che è mancata nell’ultimo europeo: lo spirito di squadra. Deschamps ha giocato con campioni di primissimo livello ed ha imparato sul campo come far convivere le diverse individualità.

Gente come Zidane, Henry, Trezeguet, Vieira: ognuno di loro aveva un compito nei meccanismi della squadra. Ognuno di loro svolgeva minuziosamente il proprio lavoro, raggiungendo il massimo risultato nell’arco dei 90 minuti. Da allenatore Deschamps ha già dimostrato di saper gestire personalità forti tra Monaco, Juventus e Marsiglia. La Francia è l’esame finale, quello per diventare un grande allenatore.

Gruppo, progetto e risultati: così si crea una Francia vincente

“Ciò di cui abbiamo bisogno è di un gruppo e di un progetto di gioco che miri alla conquista dei risultati.” In questa frase di Deschamps ci sono tutte e tre le parole magiche che unite possono portare la Francia a rivivere quelle scene di cui Didì non si è certo dimenticato. “Abbiamo molti giocatori di qualità -continua il neo Ct – ma la preoccupazione di ogni allenatore è che questi talenti si mettano al servizio della squadra”. 

L’idea di Deschamps è quella di dare ai Bleus un gioco più completo: “Voglio una squadra che prenda il controllo, che sia efficace in entrambe le fasi e soffra il meno possibile. Qualunque sia il modulo, una squadra deve essere in grado di anticipare e causare problemi all’avversario. Non sarà tollerato che gli obiettivi individuali passino in primo piano. In termini di impegno personale ci saranno degli obblighi”

Poi si passa alle ambizioni, migliorando passo dopo passo gli obiettivi. “La prima cosa importante è qualificarsi per la Coppa del Mondo del 2014. Sulla carta, la Spagna (testa di serie del girone di qualificazione) è la squadra migliore. La logica dello sport li vede già qualificati, con noi secondi a giocarci gli spareggi. Ma noi faremo di tutto per raggiungere il nostro obiettivo”.

Del resto se così non fosse, Didì è pronto a levare anzitempo le tende. “Anche se avessi firmato per quattro anni la sostanza non sarebbe cambiata: se non ci qualifichiamo lascio l’incarico, perchè vorrà dire che avrò fallito prima di iniziare”.

Pugno duro: ” I giocatori non hanno più diritto all’errore” (QUI il video)

SERGENTE DI FERRO- Il 27 luglio, Nasri, Menez, Ben Arfa e M’Vila si presenteranno davanti alla Commisione disciplinare della Federazione per spiegare i motivi dei gesti tutt’altro che calcistici messi in mostra nel corso di Euro 2012.

Per Deschamps è importantissima la “nozione di gruppo e lo spirito dei giocatori”. Chi mette zizzania, insomma, resta a casa. “Giocare nella nazionale francese è magnifico, ma ciò comporta anche un comportamento esemplare”.

“Non voglio minacciare nessuno, ho fiducia, ma oggi la situazione del calcio francese è tale che i giocatori non hanno più diritto all’errore”, avverte Deschamps. “Del resto il mio lavoro è quello del selezionatore. Farò delle scelte – conclude DD – ma avremo occasione di riparlarne”.

Occasione che si presenterà fra poco più di un mese, il 15 agosto, quando la Francia affronterà l’Uruguay in un match amichevole a Le Havre.

Lì si cominceranno a delineare i primi contorni di una squadra che inizierà ad acquistare le sue forme il 7 settembre, giorno della prima gara di qualificazioni mondiali che si disputerà ad Helsinki, contro la Finlandia.

ORGOGLIO E ONORE- “Diventare ct della nazionale, era scritto nel più profondo del mio cuore”. Le parole di Deschamps risuonano solenni nelle orecchie di tutti i tifosi dei Bleus. Per sedersi sulla panchina della Francia occorrono due sentimenti fondamentali ed imprescindibili. Ed iniziano entrambi con la o.

“E ‘un orgoglio e un onore avere questa responsabilità. Sono attaccato a questa maglia blu, bianco e rossa. Questa è la cosa migliore che mi sia capitata nella mia carriera da professionista.C’era sempre questo desiderio profondo dentro di me”.  Allora bienvenue Didì, adesso tocca a te…

Marco Trombetta

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