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Un pezzo d’Italia nel miracolo Les Herbiers: intervista a mister Masala, il sardo in finale di Coupe de France

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Diventato allenatore quasi per caso nel Gennaio 2018, Stephane Masala ha fatto presto a guadagnarsi la simpatia di tanti francesi, conducendo la squadra di Vendée Les Herbiers, terza divisione della scala gerarchica francese, a giocarsi la finale di Coupe de France contro il Paris Saint Germain dopo aver battuto Auxerre, Lens e Chambly nei turni precedenti. La sua storia parte però da lontano, quando a sedici anni suo padre si trasferì da Anela, piccolo borgo della Sardegna, a Nantes, città che lo ha visto crescere calcisticamente e professionalmente. Fiero della “benedizione italiana”, dalle partite della nazionale e della Juve seguite con suo padre, come affermava a La Stampa, sino al video di Buffon mostrato al suo portiere prima dei calci di rigore contro il Lens e ad una semifinale con 35.000 spettatori allo Stade La Beaujoire, Masala ci spiega come mantenere i piedi per terra pur restando convinti delle proprie idee.

“Il mio rapporto col calcio inizia a Reims, in una piccola squadra locale, per passare poi allo Stade de Reims e successivamente al Troyes. Calcisticamente una carriera molto lineare da centrocampista, terminata nel 2014 a Luçon. Da allenatore ho avuto la mia prima occasione qui a Les Herbiers, arrivando lo scorso anno insieme a Frédéric Reculeau. Quest’anno le cose sono iniziate in maniera pessima e mi è stato chiesto di gestire ed allenare la squadra provvisoriamente mentre la società cercava un altro allenatore, visto che per motivi burocratici e di esperienza non ho ancora accesso ai corsi di formazione per l’ottenimento del patentino da allenatore. Si sono susseguiti un paio di risultati molto positivi, sia in campionato che in Coupe de France e mi è stato chiesto di ottenere la salvezza in National. Abbiamo ottenuto degli ottimi risultati, è vero, ma non ci si può adagiare sugli allori perché ci mancano due partite importanti di campionato, dove non abbiamo ancora raggiunto la salvezza.”

Prendi l’incarico il 16 Gennaio, diventando a tutti gli effetti allenatore ad interim della squadra. Il 2 Febbraio, in un match da romanzo sotto la neve, battete 0-3 l’Auxerre in uno stadio storico come l’Abbé Deschamps ed approdate ai quarti di finale. Cosa hai detto ai tuoi giocatori negli spogliatoi dopo la partita? 

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“E’ stato eccezionale! I giocatori hanno fatto una partita fantastica: siamo stati efficaci ed in termini di gioco, di tiri che ci siamo andati a prendere in area di rigore avversaria è stato tutto perfetto. Gli ho detto di essersi messi in un guaio molto grosso, perché ora avrei voluto vedere sempre delle partite del genere. Mi avete dimostrato di battere l’Auxerre, ora me lo dimostrate sempre, perché abbiamo alzato il nostro livello e tocca essere all’altezza!”

Una squadra che a livello di possesso palla riesce sempre a tessere il suo gioco a partire dalla difesa, uscendo in maniera lineare ed ordinata dal pressing asfissiante di squadre molto più blasonate. Dopo Auxerre vi siete ripetuti a Nantes contro il Lens..

“Assolutamente si, la nostra tattica è quella di “aspirare” l’avversario verso di noi per poi crearci degli spazi che ci permettano di entrare per colpire dall’interno il blocco avversario. Ma lo facevamo già in precedenza, o quantomeno ci provavamo. Quindi uniamo equilibrio di squadra e capacità di sviluppo della manovra.”

Con un passato da ex centrocampista-capitano delle squadre da cui è passato, Masala è convinto delle sue idee e conferma come nel mezzo si possa mente locale e riflettere su tutti gli aspetti del gioco. Ma quando il suo Les Herbiers ha affrontato il Lens a La Beaujoire di Nantes, sua città natale, ci sono delle emozioni che hanno prevalso:

“Contro il Lens ho provato davvero le più grandi emozioni: ero lì a giocarmi un match importante con la mia squadra e dietro di me avevo i miei genitori! Certo, anche i 35.000 spettatori della semifinale sono indimenticabili!”

A livello mediatico, è difficile immaginare la pressione che una squadra del genere possa subire ad una settimana dalla sfida più importante della sua storia:

“Non siamo abituati ad essere così sollecitati dai media, dagli sponsor, dalla città e dal dipartimento. Immaginate tutto ciò, anche se ho spiegato ai ragazzi che la nostra finale da vincere è quella per la salvezza in questi ultimi due confronti. La finale di Coupe de France non voglio valutarla come fondamentale a livello di risultato, non ci penserò neanche: mi piacerebbe però riuscire ad imprimere il nostro gioco per qualche secondo o minuto, ad ottenere alcuni tempi di gioco nostri che sarebbero una vittoria. Intanto impareremo tutti come si affronta una partita del genere, dallo staff all’allenatore ed ai giocatori. Non vedo l’ora di esserci!”

Un messaggio agli italiani che, da buoni compatrioti, lo supporteranno durante la finale come hanno fatto fino ad ora:

“Ho voglia di ringraziarli, sono stato benedetto da questa cultura e da questa maniera di concepire la vita ed il calcio e sono davvero fiero di aver portato in alto il paese nel mio piccolo. Grazie!”

Prematuro parlare di futuro lucente o di un’occasione unica per avere una carriera di livello?

Assolutamente no, è quello che volevo diventare. E’ vero che adesso sono sulla bocca di tutti, ma il merito va a chi è sceso in campo ed ha seguito un’idea comune. L’obiettivo è quello di studiare il gioco sempre più restando paziente sul futuro!”

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